C’è un destino universale che è quello
dell’appartenenza a un genere maschile o femminile,
nel quale ognuno compie il proprio destino particolare,
che Lo/La rende un Uomo/Donna diverso/a da ogni
altro uomo o donna. Credo che queste idee, dalle
quali non può prescindere un danzatore/danzatrice,
valgano per chiunque si accinga ad affrontare
il ballo di coppia. Il primo dovere di un/una insegnante
sta nel sottolineare questo approccio necessario
dalla prima lezione che impartisce a un/una principiante.
Ovvio che il buon insegnamento spesso non basta
a far cadere muri eretti da alcune persone nel modo
di relazionarsi all’Altro/Altra, ma può aiutare a superare
le difficoltà di alcuni nel porsi verso la persona che
hanno di fronte e può insegnare da subito una giusta
espressione a coloro che muri non ne hanno eretti e
difficoltà di relazione non ne incontrano.
E’ scontato che l’impegno di chi sta imparando
passi e figure mai visti, il dover apprendere a muoversi
con una musica, in certi casi, mai sentita prima,
inevitabilmente porta a un momentaneo isolamento
dal partner; ma, acquisito un minimo di automatismo, l’attenzione dell’insegnante e di conseguenza dell’allievo deve essere indirizzata ad una prima interpretazione del ballo di coppia. Certo non sarà supportata da un’estetica eccezionale, ma l’intenzione deve essere quella giusta nel momento stesso in cui vengo a contatto con l’Altro/Altra, mettendomi in posizione ed eseguendo il semplice passo base e il giro classico. Per questo motivo l’insegnante dovrebbe fermarsi a questi primi elementi, consentendo all’Allievo/a di acquisire una certa sicurezza, prima di passare ai basici successivi. Occorre tenere sempre a mente che la tecnica non è un fine in sé, ma un mezzo per un fine. Ringraziando tutti quelle donne o qualsivoglia nella fattispecie “Dame”, amatrici del ballo di coppia, piuttosto che principianti... insomma tutte le straordinarie figure femminili che mi hanno consentito di ballare e dialogare.